La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha ribadito che se nel verbale è assente l’indicazione dell’ordinanza Prefettizia che autorizza la rivelazione attraverso autovelox la multa è incompleta e quindi può essere annullata.

Questo perché, come ha ribadito la Corte di Cassazione, è fondamentale garantire il diritto di difesa all’automobilista al quale viene contestata la violazione, pertanto, è necessario che nel verbale siano indicati gli estremi del decreto prefettizio che autorizza la contestazione differita.

La novità, dunque, per contestare la multa, riguarda l’eccesso di velocità in strade urbane “di scorrimento” e quelle “extraurbane secondarie”. Perché in queste strade l’autovelox può essere installato “in modalità fissa e automatica”, ossia senza la presenza della polizia, solo previa autorizzazione del prefetto.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza…

Quando il verbale deve indicare anche gli estremi dell’ordinanza del Prefetto

Il Codice della Strada prevede un principio generale di contestazione immediata delle violazioni in materia di violazione limiti di velocità accertate con autovelox, questo significa che gli organi accertatori possono procedere liberamente alla cosiddetta contestazione differita – ovvero senza l’obbligo di fermare immediatamente il conducente – solo sulle autostrade e strade extraurbane principali.

Mentre sulle strade “urbane di scorrimento” e sulle strade “extraurbane ordinarie” la rilevazione in assenza di contestazione immediata può essere effettuata solo se autorizzata da un apposito decreto del Prefetto.

Pertanto come precisato dall’art. 4 della Legge 168/2002 che disciplina i cosiddetti controlli di velocità da “remoto”, cioè con autovelox tali rilevazioni sono sempre possibili sulle autostrade e sulle strade “extraurbane principali” ma non sulle strade “urbane ordinarie”, mentre per quelle “extraurbane ordinarie” e per quelle “urbane di scorrimento” o “ad alto scorrimento” occorre l’autorizzazione del Prefetto.

Quindi nel caso in cui l’autovelox sia stato posizionato su una strada “urbana ordinaria”, il verbale è sempre annullabile, anche se il tratto di strada è stato inserito all’interno del decreto del Prefetto che autorizza la rilevazione senza obbligo di contestazione immediata della violazione.

Infatti la rilevazione mediante autovelox senza contestazione immediata – cioè senza la presenza degli agenti – nelle strade urbane è possibile  solo per quelle di “scorrimento” caratterizzate da pericolosità, traffico o difficoltà nel fermare il veicolo.

Quando una strada può essere classificata come “urbana di scorrimento” o “extraurbana secondaria”

L’articolo 2 del Codice della Strada  identifica come strada “urbana ad alto scorrimento” quella a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia e un’eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici.

Tale strada deve poi avere una banchina pavimentata a destra e marciapiedi con eventuali intersezioni a raso semaforizzate, inoltre ai lati della carreggiata deve prevedere aree o fasce laterali con immissioni e uscite concentrate.

Lo stesso articolo 2 del Codice della strada qualifica la strada “extraurbana secondaria” come quella al di fuori del centro abitato “ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine”.

Quando la strada presenta le caratteristiche elencate, la rilevazione della velocità mediante autovelox in assenza di contestazione immediata può essere effettuata solo se la strada in cui avviene è espressamente indicata nel decreto Prefettizio che autorizza la contestazione differita della violazione per esigenze di tutela della circolazione.

Nulla la multa con autovelox se nel verbale mancano gli estremi del decreto Prefettizio

Con la sentenza n. 26441 del 20 dicembre 2016 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui: la multa per eccesso rilevata con autovelox su strada “urbana ad alto scorrimento” o “extraurbana secondaria” è nulla se non contiene gli estremi del decreto Prefettizio.

La Corte richiamando precedenti sentenze ha ribadito che:

La mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nel verbale di contestazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione (Cass., sez. 2, sentenza n. 2243 del 2008; Cass. ordinanza n. 331 del 2015).

Il decreto prefettizio pertanto ha lo scopo di verificare che l’installazione dell’autovelox in “modalità automatica” corrisponda davvero ad esigenze di tutela della circolazione e non a scopi di cassa del Comune.

Tale orientamento è stato ribadito dalla stessa Corte di Cassazione con la sentenza n. 24214 del 4 ottobre 2018, con la quale ha precisato che:

La mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nella contestazione integra, un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione

Inoltre la Corte ha rilevato che l’indicazione degli estremi del decreto prefettizio è necessaria per consentire all’automobilista, mediante l’accesso alla documentazione amministrativa, di conoscere i motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, pertanto si precisa nella sentenza:

Il trasgressore deve poter rinvenire gli estremi del decreto prefettizio che tali motivi, più ampiamente, esplicita (…)

Quali caratteristiche deve avere l’ordinanza prefettizia che autorizza la rilevazione con autovelox senza la contestazione immediata

Tale decreto deve indicare esattamente la strada o il tratto di strada in cui l’autovelox può essere installato, questo perché l’ordinanza è necessaria per verificare se l’autovelox è stato installato in un tratto di strada in nel quale esistono realmente esigenze di tutela della circolazione, che legittimano l’impiego di strumenti di accertamento a distanza delle violazioni in deroga al principio generale della contestazione immediata, e non per garantire entrate extra all’amministrazione.

Il Prefetto gode di ampia discrezionalità nello stabilire in quali strade, diverse dalle autostrade e dalle strade extraurbane principali, il fermo immediato del veicolo rischia di pregiudicare la sicurezza degli agenti accertatori, la fluidità del traffico o l’incolumità di automobilisti  e agenti accertatori.

Tuttavia la Corte di Cassazione con la sentenza. n. 7872 /2011 ha chiarito che il provvedimento prefettizio che autorizza la rilevazione in assenza di contestazione immediata può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge.

Pertanto il decreto Prefettizio che autorizza la rilevazione in assenza di contestazione immediata in una strada “extraurbana secondaria” o “urbana di scorrimento” che non presente i requisiti minimi previsti dalla legge è illegittimo e di conseguenza è illegittima la rilevazione effettuata con tali dispositivi.

Tale conclusione è stata confermata dal Tribunale di Firenze con la sentenza n. 1518 del 22 maggio 2018 con la quale ha ritenuto illegittimo il decreto prefettizio di installazione di un autovelox su una strada priva dei requisiti strutturali “minimi” per qualificarla come strada urbana di scorrimento e pertanto in tale tratto alla rilevazione avrebbe dovuto seguire la contestazione immediata.

Conclusione

A seguito della Sentenza n. 26441 del 20 dicembre 2016 se nel verbale per eccesso di velocità rilevato su strada “urbana di scorrimento” o su strada “extraurbana secondaria” è assente l’indicazione dell’ordinanza Prefettizia che autorizza la rivelazione attraverso autovelox senza contestazione immediata la multa è incompleta è quindi può essere annullata.

La stessa Corte di Cassazione ha precisato che al fine di garantire il diritto di difesa dell’autore dell’infrazione, è sufficiente che nel verbale di contestazione vengano richiamati gli estremi del decreto prefettizio che autorizza contestazione differita, potendo l’automobilista destinatario del verbale ottenere ogni utile informazione con l’esercizio del diritto di accesso alla documentazione amministrativa.

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